C’era una volta… nel mondo fiabesco di Mister Finch.

Quando ho ricominciato a cucire con una certa regolarità una cosa che mi spiaceva era buttare i piccoli scampoli di tessuto che rimanevano inutilizzati. Per un breve periodo ho accarezzato l’idea di creare orecchini e collane con quello che rimaneva. Tuttavia, anche i piccoli progetti hanno bisogno di tempo per essere sviluppati e la mia motivazione sfumava non appena pensavo a nuove borse o maglie da realizzare. In quel periodo scandagliavo il web alla ricerca di idee nuove su come  assemblare i tessuti. E’ stato allora che mi sono imbattuta in Mister Finch. Le opere di questo artista del tessile mi hanno lasciato senza fiato. Non solo per la maestria con la quale cuce e riproduce i suoi animali ma anche per la poesia che imprime in essi. Gli insetti, le volpi, i ragni dalle proporzioni esatte ma giganti nascono dal riutilizzo di quello che una volta erano le tende di un teatro, un arazzo rovinato, un vetusto abito da sposa o un vecchio grembiule. La cura maniacale dei dettagli e l’amore per il suo lavoro si ricompongono in un racconto malinconico e magico di cui è ricco il folklore inglese. Sono storie dentro altre storie. Tessute strettamente le une con le altre.

Tutti i suoi animali hanno gli occhi chiusi ma spesso indossano abiti e scarpeHo sempre raccolto e collezionato insetti morti fin da quando ero bambino…Avere gli occhi chiusi conferisce loro un aspetto sereno che amo e che continuo a disegnare…Per me sono occhi dormienti” dichiara Mister Finch nell’intervista rilasciata a Shannon Denny per la rivista “Making”. Mister Finch se li immagina animarsi, al sorgere della luna, vestirsi e aiutare un vecchio calzolaio o una casalinga stanca. “Io credo nella magia con tutto il mio cuore. Trovo che sia un peccato che gli altri non lo facciano o che non siano aperti alla possibilità che esistano creature sconosciute e altre forze in campo“.

Il vero nome di Mister Finch non è dato sapere. Vive e lavora a Leeds in Gran Bretagna ma fino a pochi anni fa nulla sapeva di ago e filo. I suoi animali addormentati mai avrebbero visto la luce se lui non avesse dato retta all’insoddisfazione e allo scontento che abitavano, ormai da tempo, la sua vita. Tra dubbi e angosce Mister Finch mette fine all’attività di creatore di gioielli e si lascia guidare dalla passione per le stoffe. Nell’intervista a Natalie Walton di DAILY IMPRINT confessa: “Qualcosa era scattato, mi sentivo meravigliosamente. C’era anche una specie di sollievo per aver trovato quello che tutti cercano – la cosa che ti fa sentire di avere un senso, che ti rende felice”. Non sapeva cucire, non aveva frequentato nessuna scuola ma aveva un’idea in testa. Impara da solo, attraverso tutorial online o prendendo in prestito tutti i libri sul cucito che riusciva a trovare “Non avevo un soldo e lavoravo nei ristoranti usando vecchie tovaglie, tovaglioli o qualsiasi cosa fosse a portata di mano“. La dedizione, il lavoro estenuante lo portano a produrre i primi pezzi che vende su Etsy. La sua pagina facebook diventa virale. La tecnica si affina tanto che nel 2014 pubblica un libro intitolato “Living in a fairy tale world” che raccoglie i suoi lavori più significativi e da allora partecipa a diverse mostre tra New York e Londra.

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Tutte le immagini sono pubblicate su gentile concessione di Mister Finch.

Universi dell’anima: il ricamo di Michelle Kingdom

Ho studiato dalle suore per ben nove anni. Ne salvo ben poche cose. Una di queste è stata l’avermi avvicinata all’arte del ricamo, dell’uncinetto e della maglia. Ricordo, nel doposcuola delle elementari, il gioco, le caramelle e il punto croce. Alle medie, in una classe tutta al femminile, l’ora di educazione domestica era finalizzata alla realizzazione di una tovaglia ricamata per l’esame di terza. I petali delle mie rose avevano strane forme tremolanti, e le foglie, erano vere a tal punto che un “bruco” ne aveva già decimato i confini, lasciandole sbrindellate qua e là. Avevo delle capacità ma non mi applicavo. Le suore me lo rimarcavano a ogni pagella. Io, invece, ammiravo la maestria con cui mia nonna, cresciuta anche lei all’ombra delle tonache nere, cuciva e abbelliva lenzuoli, asciugamani e cuscini. Gli anni che ci separavano erano racchiusi in quella finezza che poco mi si addiceva.
Quando mi sono imbattuta nelle opere di Michelle Kingdom mi è tornata in mente proprio quella tovaglia “sgrammaticata” e la sua distanza dalla delicatezza delle mani di mia nonna.

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Indelebile

Michelle Kingdom è un’artista di Los Angeles che scombina la tradizione del ricamo per modellarla alle proprie emozioni e pensieri. Come lei stessa afferma: “Il mio lavoro esplora paesaggi psicologici, illumina pensieri rimasti taciuti. Creo piccoli mondi di filo per catturare le voci interiori, elusive ma persistenti. Frammanenti letterari, ricordi, mitologie personali, riferimenti alla storia dell’arte rivisti dall’immaginazione. Fusi insieme, queste influenze esplorano relazioni, vita famigliare, e percezione di se’“.

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Preparing for Flight
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Life will divide us
Her horizon seemed to her limitless
Her horizon seemed to her limitless
The fluid passage of child-time
The fluid passage of child time

Michelle Kingdom è un’autodidatta nell’arte del ricamo ma ha studiato Belle Arti e si è laureata nel 1990. Insoddisfatta degli strumenti tradizionali, per molti anni si è dedicata al ricamo privatamente, solo per se stessa.”Il mio lavoro si basa sull’esperienza umana, su come noi viviamo le nostre vite, le storie che ci raccontiamo, la storia che noi scegliamo di trasmettere e lasciare dietro di noi. M’impegno per creare delle opere che catturino i nodi oscuri del nostro mondo interiore in un modo che sia bello ed evocativo. Io sento le mie opere vere e spero che risuonino tali anche agli altri. “

They could feel themselves shining in the dark
They could feel themselves shining in the dark
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A fragile clarity
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A spell so exquisite
They might land somewhere, and be free then
They might land somewhere, and be free then
What is done cannot be undone
What is done cannot be undone

Questi mondi caratterizzati da un ricamo solido e compatto sono spesso realizzati su quadrati di lino di circa 20 cm per lato. “Uso il filo come uno strumento di disegno per onorare e allo stesso minare questa tradizione. La bellezza si accompagna alla malinconia, mentre i punti convenzionali acquisiscono fragilità e intensità.”

little by little, there was scarcely anything left
Little by little, there was scarcely anything left

Così, tra la rosa perfetta di una donna nata nel 1916 e la margherita sgraziata di una ragazzina pigra, Michelle Kingdom traccerebbe, forse, una linea diagonale. Un filo bianco nato per coprire gli anni sbiaditi e tutti i nostri segreti mai svelati.

 

 

 

Borsa o zaino? Pronta per i Mari del Sud!

Siamo quasi agli sgoccioli dell’estate e io con il mio solito tempismo mi sono regalata un bello zaino capiente che può essere utilizzato anche come sacca-mare.
In effetti, cosa c’è di più estivo e marinaretto delle righe bianche e blu? Se poi ci unisci un bel fiore stilizzato, voilà, sei sciccosissima e pronta per veleggare in barca a vela verso i mari del sud. Ok, forse i miei sogni a occhi aperti mi hanno già portato troppo lontano ma…Dopotutto, perchè no? Era tanto tempo che volevo cimentarmi con uno zaino e così è nata lei, una borsa capiente e uno zaino carinissimo. L’ho foderata in lino nero con due tasche interne, le bretelle sono in gros grain a cui ho sovrapposto il tessuto originale. Completa il tutto una coulisse con un laccio blu che tiri, fai il nodo e la borsa è chiusa.

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Giacca arancione in cotone: positività e gioia

Cosa c’è di più bello di poter lavorare i colori? Stringerli tra le mani, assaporarne le sfumature e riempirsi il cuore del loro calore. L’arancione è stata una scoperta. Non era mai stato tra i miei colori prediletti, sebbene mi abbia sempre affascinato. Tra questi cieli estivi mi ricorda tantissimo i ghiaccioli sgranocchiati e succhiati in riva al mare, tra un ombrellone e l’altro. Quest’anno è stato molto amato anche dalla moda e mi sono ritrovata a sceglierlo per realizzare questa giacchina in cotone dall’aspetto romantico e retrò.

 

A capo finito mi hanno chiesto di realizzare, con lo stesso filato, un paio di orecchini a tema.

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L’arancione è una tinta che riscalda e ha grandi possibilità di abbinamento: il blu (il mio preferito), l’azzurro, il viola, il crema e naturalmente il bianco e il nero. Per chi volesse approfondire l’argomento, Anna Turcato, image consultant e style strategist, ha da poco pubblicato un bell’articolo a tal proposito. E allora, cosa aspettate? Illuminate e accendete il vostro mondo con l’arancione.

Lo scialle del dolce incanto

Punto strega, salomon o love knit che dir si voglia, questo punto è ideale per creare all’uncinetto strutture leggere ma d’impatto. Questo scialle ha un’estrema versatilità. Lo si può portare adagiato sulla schiena per dare un tocco romantico al proprio vestito. Può diventare una sciarpa estiva nei momenti in cui lo sbalzo di temperatura, così comune in questi giorni, ci attanaglia la gola. Si trasforma in semplice coprispalla per un vestito smanicato e addirittura copricostume se lo vogliamo portare in spiaggia.

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Comunque, mentre lavoravo all’uncinetto e lasciavo, come al solito, libera la mente mi chiedevo quale fosse il motivo per cui questo punto si chiami “strega” o “segreto” in Italia, nei paesi latino-americani “salomon” e “love knot” nelle aree anglosassoni. Spinta dalla curiosità ho fatto una breve ricerca scoprendo che re Salomone, figlio di re David d’Israele, non era famoso unicamente per la sua saggezza ma anche per un’immensa sapienza. Non solo conosceva le leggi della natura ma anche a quelle dei poteri invisibili che agiscono su di essa. Insomma, per molti era anche un mago, uno stregone. Quindi ecco, il disegno inizia a comporsi. In Italia questo nome altisonante si è  declinato al femminile, e qual è l’incantesimo più sacro e salvifico di tutti se non l’amore? Love knot appunto! Il nodo dell’amore!
Questa è la spiegazione che mi sono data nel romanticume “post vittoriano” che mi caratterizza ma se qualcuno ne sapesse più di me si faccia avanti!
In definitiva, quando indossate un capo come questo ricordatevi: ogni nodo potrebbe essere una promessa d’amore. Una piccola strega, con l’uncinetto al posto della bacchetta, lavora perché ciò avvenga.

 

Italia Furlan e l’arte del creare arti.fici

Zebre, montagne, mare profondo, bottiglie di plastica senza messaggi da lanciare ma soltanto da indossare. Cosa hanno in comune? L’energia. Un’energia giovane e volitiva che risponde al nome di Italia Furlan. La incontro al mercato degli artigiani di “Una storia tra le mani” e m’innamoro immediatamente dei suoi impermeabili. Hanno un taglio sartoriale anni ’50, sono coloratissimi e sono in PVC, un tessuto ricavato dai gonfiabili pubblicitari. Inizio a indagare e scopro una persona dall’entusiasmo contagioso, gentile e appassionata. Un mese dopo, ritorno, faccio mio uno dei suoi soprabiti e le chiedo di raccontarmi la sua storia. Lei accetta di buon grado e vengo trascinata, come un in un fiume in piena, da parole, immagini e soprattutto dalle sfumature brillanti di Arti…ficio.

Mi racconti un po’ cosa fai?

Ho una bottega da nove anni a Finalborgo, in Liguria. E’ un laboratorio di riciclo, sartoria e creazioni. All’inizio lavoravo soprattutto con compagnie teatrali ma ho sempre cercato di sfruttare tutte le mie risorse. Organizzo laboratori per bambini di tanti tipi, soprattutto di gioielli in resina e materiali di riciclo. Per il 25 giugno, a Finale Ligure, sto allestendo la sfilata della mia nuova collezione di costumi da bagno realizzati con il riutilizzo della lycra pubblicitaria. Sarà una grande festa con tanta musica dal vivo e la mostra fotografica del mio amico Luigi Maggese.

Come hai iniziato?

A quattro anni avevo già deciso cosa avrei fatto da grande. Avrei fatto l’artigiana. In che cosa, ancora oggi non saprei risponderti. Amo sperimentare e migliorarmi sempre. Bisogna provare e avere sempre a portata di mano due ingredienti segreti: la pazienza e la testardaggine. A otto anni volevo cucirmi da sola il vestito della prima comunione e sono riuscita a convincere due signore del paese a insegnarmi. A quattordici anni, al mercato, aiutavo gratuitamente Luciano, un artigiano locale, che in cambio mi concedeva cinquanta centimetri di spazio del suo banco per esporre le mie creazioni. Così trascorrevo le mie estati. Guadagnavo qualcosa e intanto imparavo. Quella è stata la mia gavetta. Durante l’anno scolastico frequentavo un istituto di grafica pubblicitaria, volevo capirne il meccanismo, le regole. Sono stata fortunata. Ho incontrato degli insegnanti fantastici che hanno creduto in me e hanno saputo spronarmi per far sì che realizzassi i miei sogni. Nonostante sia nata nell’88, quando ho frequentato le superiori, il computer non era ancora in dotazione nelle scuole. Ed è stato un bene. Ho imparato le basi delle materie, dei Pantoni con una grossa interazione manuale. Internet non dovrebbe colmare la nostra ignoranza nel fare le cose. Ci intorpidisce e finiamo per apprenderne solo gli aspetti più superficiali.

Come sei arrivata ad allestire un laboratorio?

A 18 anni ero decisa ad aprire un laboratorio dove fare l’artigiana. L’altra opzione era quella di prendere un furgone e girare l’Italia dei mercatini. Purtroppo, gli affitti dei locali erano tutti troppo cari per le mie tasche e alla fine sono approdata in Olanda per costruire lì il mio futuro. E’ durato quattro giorni. Poi, è arrivata una telefonata di mia madre che mi informava che si era liberato un locale a un prezzo accessibile e io, quell’opportunità l’ho afferrata al volo.

Da dove arriva questa passione per l’ecologia e il riciclo?

Ho trascorso l’infanzia in montagna e la mia adolescenza al mare. In Friuli, per me era normale passare il mio tempo a giocare nei prati tra zebre e struzzi. Mio padre lavorava per un circo e ne ferrava i cavalli. L’amore per la natura è iniziato lì ma è continuato in altri luoghi. Purtroppo, più tardi, al mio fratellino è stata diagnosticata un’asma potentissima. La scelta era tra il mare o la degenza ospedaliera. Dalla montagna ci siamo trasferiti in Liguria. E’ stato un cambiamento totale. Gli odori sconosciuti e irritanti della città, i colori differenti. Tuttavia, la passione per l’ecologia è rimasta e  ora muove le mie scelte in materia di riciclo e rispetto. Non utilizzo imballaggi, evito materiali come il linoleum, i bottoni sono di legno. I costumi sono realizzati con licre pubblicitarie.

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Come nascono i tuoi impermeabili?

Il tessuto me lo fornisce la ditta Perario di Cuneo che progetta e produce gonfiabili pubblicitari utilizzati nelle gare automobilistiche. Questi, a loro volta, sono il risultato della trasformazione di centinaia di bottiglie di plastica, un poliestere riciclato PET. In realtà, all’inizio non sapevo bene cosa farne. Ho provato a creare lampade. Ma l’idea non funzionava. Poi, è subentrata la mia competenza sartoriale che mi ha permesso di considerare il PVC come un materiale nuovo, un tessuto particolare che poteva adeguarsi perfettamente alle funzioni dell’impermeabile.

Da dove ti arriva l’ispirazione e quali sono i procedimenti di realizzazione?

L’ispirazione mi arriva da tutto e da niente. Vedo un pezzo e l’ispirazione arriva. Cerco di non copiare mai. E’ poco rispettoso e non voglio essere banale. Con la lycra con cui realizzo i costumi avrei potuto cucire dei tubini aderenti ma si vedono già tanto in giro e non ne avrei sfruttato appieno la potenzialità. Nel caso degli impermeabili, quando mi arrivano i pezzi, prima li taglio e poi li lavoro. Utilizzo una lavatrice casalinga quindi non posso permettermi grandi carichi. Prima di iniziare a creare una linea di impermeabili ho indossato e testato quello che avevo cucito per me per un anno e mezzo. Lo abbandonavo in macchina sotto il sole, lo sporcavo di gelato, lo sottoponevo a ogni tipo di tortura per costatarne limiti e pregi. In ogni caso, non realizzo mai grandi collezioni perché posso contare solo sulle mie forze e spesso il mio tempo è impiegato nella realizzazioni di capi su misura. L’impermeabile lo si deve sentire come proprio e io cerco di non ripetermi mai. Dal momento che il capo è realizzato a teli cuciti insieme posso abbinare colori e immagini sempre diversi. Mi piace giocare un po’, dare dei rimandi divertenti tra pubblicità anche lontanissime tra loro. E poi ho una passione sfrenata per i trattori. Alla fine spuntano sempre all’interno di qualche mia creazione.

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Ti lasci condizionare dal parere degli altri? Non è comune a quattro anni sognare di diventare un’artigiana.

Sono ben disposta di fronte alle critiche. I consigli li accetto. Poi scelgo se applicarli o meno. Spetta a me decidere. E’ difficile comunque, farmi cambiare idea. Un grande supporto mi arriva dalla mamma, dal suo buon gusto. E’una donna elegante, molto libertaria, cristiana, non cattolica. Diversa da mia nonna, donna inflessibile e indomita. A vent’anni guidava i camion a Milano! Mia madre è invece tollerante, pronta al confronto. Mi ha sempre sostenuto e dato fiducia.

Come sogni il tuo futuro?

Voglio continuare a fare il mio lavoro, con tutte le sfumature che potrebbe assumere. Per me, il successo significa poter lavorare con le persone che stimo. Creare un entourage di anime affini. Oggi, è difficile lavorare perché siamo schiacciati da pesanti sovrastrutture. Non c’è più il rispetto reciproco, il senso civico e civile. Siamo attenti unicamente al nostro benessere personale. Eppure, quando fai del male a un’altra persona lo fai anche a te stesso. Invece, io sento l’esigenza di vivere diversamente. Il mio ideale sarebbe poter fare il mio lavoro e ritagliare il tempo per curare l’orto. Sono cose che però richiedono tempo. Spesso mi chiedo “Che senso ha lavorare per avere dei soldi per comprare dell’insalata quando posso coltivarmela io?”. Ad esempio, io non utilizzo detersivi ma decotti di timo e bicarbonato. Con il mio fidanzato Vito, anche lui artigiano, ci siamo comprati un rudere immerso nel bosco, in una borgata abbandonata senza strade asfaltate. Vito che è falegname, lo sta ristrutturando pezzo dopo pezzo. Il nostro sogno è l’autarchia, consumare meno o differentemente. Non abbiamo la televisione in casa e quindi rimaniamo soli io e lui nella nostra intimità. Alla sera chiacchieriamo per ore. Cerchiamo di vivere intensamente i momenti della nostra vita. Sento questo stile di vita come mio, probabilmente per come sono stata cresciuta ed educata. Tuttavia, anche Vito, che ha origini “più metropolitane”, ci si trova bene. Ecco, io sono consapevole che non diventerò mai ricca ma voglio essere felice.

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Cerco l’estate tutto l’anno/E all’improvviso eccola qua./Lei è partita per le spiagge/E sono solo quassù in città,/Sento fischiare sopra i tetti/Un aeroplano che se ne va.

Azzurro,

Il pomeriggio è troppo azzurro/E lungo per me.

Quando ho iniziato a lavorare con l’uncinetto non sapevo, né avrei immaginato, dove questo mi avrebbe portato.

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La mia ultima creazione è questo cardigan di cotone azzurro pastello. Un colore e una lavorazione morbida che avvolge con la leggerezza della brezza estiva.

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L’ho fotografato ieri, quando la pioggia ha finalmente lasciato spazio a un cielo terso, pigre nubi e puntute montagne imbiancate.
La gioia esplosiva di chi l’ha scelto e ricevuto mi ripaga di tante ore perse a contare e ricontare, disfare e rifare.

Modello Drops Design