Vintage

Piccolo mondo vintage: Kilos

Si parla di “vintage” e spesso si pensa ad un mondo univoco, dove si possono trovare abiti e accessori di un tempo passato, in precedenza indossati da altri. E’ vero, è così. Però, per ogni posto che visito, si sprigionano emozioni e interpretazioni diverse dello stesso fenomeno. Proprio come ogni cosa e persona può rivelarsi differente in base agli occhi di chi la guarda. In “Epoca” risuona la bellezza e l’eleganza delle antiche e nobili sartorie della Torino del primo novecento. Da “Armuar” ci si accoccola in un mondo di ricordi, calore e piccole chicche di stile che trasformano un pomeriggio grigio in un caleidoscopio di colori. In “Kilos le sfumature sono altrettanto vibranti ma anche colme di energia e in costante rinnovamento. Sono in Via Cesare Balbo 2 e mi sto per immergere nuovamente in un mondo carico di piccole storie che arrivano da tutta Italia e da alcuni paesi europei. Questo permette di avere una vastissima scelta di stili e materiali. Il piacere di scavare, provare e reinterpretare è assicurato.

Ma chi sono i proprietari? I loro nomi sono Asia e Guido. Asia è polacca vive in Italia dal 2001: “All’inizio è stata dura. Ho vissuto qualche mese qui e poi sono ritornata in Polonia solo per scoprire che non mi trovavo bene nemmeno lì. Poi, però, il mio carattere zingaresco ha prevalso, e anche se torno in Polonia ogni sei mesi, è qui che mi sento a casa”. Non lo dice, ma si capisce che “casa” è Guido, il suo compagno con cui dal 2013 ha aperto “Kilos”,  negozio di abbigliamento vintage, nel cuore della Torino universitaria. “Era da tempo che sognavo un’attività mia ma per studiare questo progetto e realizzarlo ci abbiamo impiegato un anno. Prima dovevamo capire se, come e dove avrebbe funzionato. Abbiamo girato mezza Italia, un po’ d’Europa e analizzato tanti esempi. Dopo aver buttato giù il business plan, abbiamo cercato i locali e avviato i lavori. Qui abbiamo fatto tutto noi, dal logo, opera di Asia, al bancone, opera mia e della mia levigatrice”. Amore e dedizione che si percepiscono nella cura dei materiali, soprattutto legno,  dell’arredamento caldo e allo stesso tempo spartano. Il concetto che sta alla base della vendita è differente dai soliti negozi. Si calcola a peso. “L’abbigliamento ci arriva il lunedì e il giovedì mattina. Una parte viene prezzata per un valore fisso, il resto a peso. Con il passare dei giorni il prezzo diminuisce in corrispondenza del passare del tempo. Quindi, se vedi qualcosa che ti piace puoi sperare di trovarla ad un prezzo inferiore se non è già stato venduta”.

Ma chi sono i vostri clienti?

I più diversi. Le sarte o gli stilisti cercano un tessuto, delle fantasie particolari da utilizzare come fonte di ispirazione. I costumisti vanno a caccia di vestiti per i loro spettacoli, i ragazzi universitari per esigenze economiche, per completare il loro stile o per feste in costume. Ma ci sono anche persone che cercano la giacca di lana o il cappotto in mohair. Gli uomini amano il classico, le ragazzine spesso fanno incetta di giacche e maglioni da uomo per sé.”

Dal momento che siete stati all’estero per capire il fenomeno vintage, come giudicate la vostra esperienza italiana fino ad ora?

E’ diversa la percezione. All’estero c’è molta più apertura verso il mondo dell’usato. Si acquista un capo, un accessorio di un’altra epoca perché dà stile e carattere. Qui ci sono ancora tanti pregiudizi. D’altronde, quando non si va al ristorante non si usano le posate già utilizzate da altri? Quando andiamo in un albergo non dormiamo tra lenzuola dove hanno riposato altre persone? Anche i nostri vestiti sono stati utilizzati e poi lavati e igienizzati. Noi ci riforniamo solo da grossisti, mai da privati, e ci accertiamo che i fornitori rispettino standard di qualità. Se troviamo capi con buchi o strappi li ripariamo noi. Mia mamma (Asia) era una sarta e io sono cresciuta in mezzo ad aghi e fili. In alternativa, facciamo un piccolo sconto”.

A tre anni di distanza dall’apertura, qual è il vostro bilancio?

Positivo ma stancante. All’inizio eravamo così elettrizzati da rimanere aperti 7 giorni su 7, orario continuato. Poi è sopraggiunta la stanchezza. Devi tener conto che noi abitiamo nei dintorni di Caluso e che quando ci sono i nuovi arrivi Asia scatta le foto dei capi più belli e li posta nella nostra pagina Facebook. Sono cose che richiedono tempo e pazienza. Ma rifarei tutto. Poter decidere in proprio non ha prezzo e poi sei anche ripagato dall’affetto della clientela.”

Avete i vostri clienti affezionati?

Si, nel tempo si sono creati dei bei rapporti. Al lunedì mattina quando ci arrivano le cose nuove spesso abbiamo alcuni clienti che aspettano l’apertura per accaparrarsi i pezzi migliori. Abbiamo anche un libro dei desideri in cui ci segniamo cosa le persone vorrebbero acquistare. Per quanto è possibile, se ci capita quel capo tra le mani, cerchiamo di tenerglielo. Non facciamo vendita online, nemmeno attraverso la pagina Facebook che rimane solo una vetrina. Avremmo voluto approntare un sito di e-commerce ma il tempo non basta mai e non vogliamo impelagarci in un programma che non riusciremmo a seguire bene. Per il resto, siamo contentissimi quando possiamo accontentare i clienti con esigenze particolari che non riescono a soddisfare da nessun’altra parte”.

Maneggiate cose che arrivano un po’ da tutto il mondo con tante storie da raccontare. Vi è mai capitato qualcosa di particolare?

Nelle tasche a volte si nascondono “piccoli tesori”. Biglietti d’invito a feste e galà negli smoking, dediche d’amore nelle borse. Una riportava il nome “Carmela 1953” ed è stata acquistata da una ragazza la cui madre porta lo stesso nome e la stessa data di nascita”.

C’è chi dice che gli abiti possano caricarsi di energie positive e negative ma la passione e la dolcezza di Asia e Guido non possono che imprimerne una forza gentile ed eclettica.

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