Passato e presente

Schiena sempre dritta: l’eredità dei nonni.

Lunedì sera ne “La mafia uccide solo d’estate” le ultime parole del nonno Tore all’omonimo nipote sono state: “Schiena sempre dritta Salvatore“.  Sconcertanti, se si pensa che da trent’anni l’uomo non emetteva fiato “per la vergogna e il senso di colpa” di aver lasciato morire un suo garzone, Giuseppe Letizia, senza riuscire a intervenire e a denunciare. Fin qui la fiction. Nella realtà, nel 1948 il ragazzo aveva davvero assistito all’omicidio di Placido Rizzotto per mano del boss di mafia Michele Navarra. Lo spettacolo dalla sua morte lo aveva talmente sconvolto da provocargli febbre e deliri. Una volta ricoverato all’ospedale, diretto dallo stesso Navarra, ne uscì solo da morto. Nella serie di Pif il nonno Tore non ha il coraggio di denunciare in quanto consapevole del rischio corso dalla sua famiglia. Ma il senso di colpa verso Letizia è talmente imprescindibile da privarlo del tutto della parola. Se silenzio deve essere che silenzio sia per ogni cosa.

“Schiena sempre dritta Salvatore” ingiunge con urgenza. Le ultime parole. Il testamento di un uomo. La vita racchiusa in una raccomandazione.

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Foto tratta dal sito di Leonardo Pisani 

Immagini e parole che mi riportano indietro all’estate scorsa quando ho assistito allo spegnersi graduale e inesorabile di un grande e generoso anziano della mia famiglia. Verso la fine, in un ultimo sprazzo di lucidità, ha ripreso a raccontarmi di quando era miracolosamente scampato a una retata delle SS. Coraggio e sangue freddo gli avevano permesso di resistere alla tentazione di fuggire facendosi riconoscere. Dall’8 settembre 1943 si era nascosto nelle soffitte e nei pagliai. Sempre immobile, ombra di se stesso. Poi la vita aveva preso il sopravvento anche con il pericolo di essere scoperto. Si fingeva anziano, sconfitto dagli anni, avvolto in vestiti di molte taglie più grandi della sua. Continuava a fare l’agricoltore. Tutti i giorni a spaccarsi la schiena nei campi che ormai non vedevano altro che bambini e vecchi. Poi, un giorno come tanti, sopraggiunge una colonna dell’esercito tedesco in ritirata. E’ un attimo. Reagire d’istinto e morire scappando in aperta campagna. Oppure, fermarsi, lasciare che il sangue defluisca dal corpo, rimanere un simulacro di se stessi ma restare, per sopravvivere. Questa scelta si rivela fondamentale. Lui si mimetizza nel ruolo che sta interpretando. I tedeschi non lo notano, resta una figurina sullo sfondo, ininfluente. Salvo.

E poi mi viene in mente mio nonno e le sue carte, le memorie che tanto hanno contribuito a darmi fiducia e orizzonti diversi a trent’anni passati e una vita già trascorsa. L’eredità dei nonni. Un lascito morale che non dovremmo mai dimenticare anche se la generazione dei padri sembra averlo scordato.

Il coraggio. Il senso di responsabilità verso se stessi. “Devi stare seduta con la schiena ben dritta. Quando cammini, spalle basse e schiena dritta” si raccomanda sempre il fisioterapista. Anche il corpo, oltre la mente, ha bisogno che la schiena rimanga allineata. Adeguata alla forza dei sogni e al rispetto di sé e degli altri. Mi domando se ne sono all’altezza. A volte no, a volte si. L’importante, credo, sia continuare a chiederselo.

La foto in anteprima è di  Keystone per Getty Images

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