Vintage

Piccolo mondo vintage: Epoca

L’amore per il cappello accompagna la signora Mariella da, ormai, una ventina d’anni. E’ stata questa passione a costituire il fondamento di quello che oggi è l’universo di “Epoca”, un grande negozio di abbigliamento e accessori vintage in Via San Domenico a Torino.  E di cappelli ce ne sono davvero tantissimi. Di ogni forma, origine e provenienza. Basta indossare una cuffietta, chiudere gli occhi e abbandonarsi a una corsa in calesse attraverso le brughiere inglesi. O abbassare una veletta e occhieggiare, misteriose, un pudico spasimante in una chiesa rimasta illesa dopo la guerra. Se poi, si vuole osare, un copricapo di piume azzurre è pronto per danzare con noi sulle note di uno swing.

E’ un gene che si è tramandato di generazione in generazione. Custodisco ancora una foto della mia bisnonna con indosso il suo cappello”.

La signora Mariella ha sempre lavorato nel mondo della moda ma quando l’attrazione verso il cappello, la ricerca meticolosa e lo studio hanno tracimato “gli argini” casalinghi ha deciso di mettere in vendita i suoi ritrovamenti. Prima nei mercati, poi in un negozio, grazie all’incoraggiamento del marito. Il vintage è stata una scelta successiva. Di soli cappelli non si può vivere per quanto affascinanti questi possano essere.  Non tutto però va per il verso giusto, soprattutto con la crisi in corso. Un anno di pausa e poi la scoperta dei locali in Via San Domenico: uno spazio grande e accogliente che lei non ha modificato di una virgola.

“Le mie clienti possono avere vent’anni come sessanta. Ci sono delle signore che vanno in cerca di un abbigliamento che ricorda la loro giovinezza quando, a Torino, erano le grandi sartorie a interpretare la moda. Sanlorenzo, Pozzi, Comollo e Badolato erano tra queste. Le ragazze, invece, faticano a trovare un proprio gusto perché ormai, in giro, ci sono soprattutto capi poco costruiti. Vengono da me per comprare un vestito per una festa a tema e poi ritornano perché colpite da come un abito studiato, strutturato e ben confezionato possa far risaltare la loro figura e celare i difetti.“

Stile e personalità non sono cose da poco di questi tempi e, a volte, è incredibile come il vestito faccia davvero il monaco. Un bottone gioiello, una cucitura nei punti  giusti e tutto cambia. Come guardarsi perennemente con uno sguardo da miopi e poi scoprirsi, attraverso un abito, finalmente a fuoco. Può essere un inizio di un percorso.

La mia tendenza preferita rimane quella degli anni ’50. Finita la guerra c’è stato uno scoppio esuberante di femminilità, eleganza e allegria”.

Proprio quei vestiti sono tra i più difficili da recuperare. Erano soprattutto lavori sartoriali, magari indossati dalla cliente fino all’usura. Sono più frequenti le loro reinterpretazioni anni ’80.

E’ tutto un flusso e riflusso di stili e modellimi conferma la signora Mariella mentre mi mostra lunghi abiti in lamé anni 70, giacche di Ungaro o Yves Saint Laurent impreziosite da bottoni e spalline che tanto identificano il decennio successivo.

Intanto, il gene per la moda, in questo caso vintage, ha coinvolto le sue figlie.

“Anche loro hanno una parte attiva in questo lavoro, bisogna dirlo!” Sottolinea orgogliosa la signora Mirella “Alessia segue il marketing mentre Alessandra si occupa della sistemazione degli acquisti, della vendita nei mercati e della consegna agli enti di beneficenza”.

Mentre racconta mi accompagna alla scoperta dei tanti tesori presenti nel negozio su due piani. Mi sfilano davanti abiti, bijou e borse da sogno. Tra gli altri, Dior, Chanel e Versace. Qui la firma non è più ostentazione ma ritrova la sua natura più vera. Ogni pezzo è stato attentamente studiato per fondere creatività e vestibilità. E poi c’è la storia che ogni vestito cela in sé. Un segreto che chi acquista non potrà mai svelare appieno ma che si porterà sempre addosso.

“Conosco e seleziono accuratamente i fornitori. Le clienti che entrano nel negozio sono spesso portate a ispezionare la stoffa in cerca di difetti o danneggiamenti. Trattandosi di un capo di seconda mano si teme che sia rovinato ma io controllo tutto con perizia. Mi accerto sempre che, anche dopo il lavaggio, l’indumento rimanga intatto”.

Fondamentale è lo studio del particolare perché, come sosteneva Michelangelo, “la perfezione è fatta di dettagli” e nonostante la perfezione sia, per me, di dubbia attrattiva sono le sfumature a fare di noi ciò che siamo. Prendiamocene cura.

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